Dopo aver scritto degli Ebrei e dei Mezzosangue Ebrei negli alti ranghi del Terzo Reich, adesso è il momento di parlare degli Ebrei e Ebrei Onorari negli alti ranghi dell’Italia Fascista.

Benito Mussolini non considerava la questione razziale come fondamentale nella sua ideologia pseudo-nazionalista, cedette , e non di buon grado, poco prima della guerra solo per compiacere l’alleato dell’Asse.


Infatti come un’onta indelebile rimarrà per sempre sulla sua figura quella volta quando disse alle personalità ebraiche che lo raggiunsero nel suo ufficio all’indomani della promulgazione delle leggi razziali: “…Io non ho mai dubitato della vostra lealtà nei confronti dello Stato Italiano!“.

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Giuseppe Bastianini alla sinistra di Adolf Hitler.

Giuseppe Bastianini, l’ “Ebreo Onorario“, ebbe un ruolo di spicco tra i fascisti che si apprestavano a prendere il potere organizzando quella che venne chiamata in seguito “la Marcia su Roma”.

Dall’agosto 1922 in poi, Bastianini ebbe parte notevole nella preparazione della marcia su Roma: nella Capitale, il 29 settembre, fu tra i pochi capi fascisti informati da Mussolini della prossima insurrezione;

il 24 ottobre a Napoli – dove si trovava per il congresso del San Carlo – partecipò alla riunione ristrettissima all’Hótel Vesuvio, nel corso della quale Mussolini, i quadrumviri e i tre vicesegretari del partito approvarono il piano definitivo della insurrezione stessa.

Dopo la presa con forza (cosa sdegnata anche da Adolf Hitler) del potere in Italia da parte dei Fascisti di Mussolini, Giuseppe Bastianini fu nominato capo dei Fasci Italiani all’Estero, Movimento creato per coordinare le attività dei fascisti italiani fuori dall’Italia al fine di far applicare le idee fasciste allo stile di vita dei suoi connazionali ovunque essi si trovassero. Almeno 40 gruppi sparsi per il mondo aderirono attivamente all’iniziativa, e la popolarità di Bastianini crebbe velocemente tanto da far preoccupare perfino il Duce che dovette ridimensionare il potere che il Movimento F.I.A.E. stava consolidando, tanto che Bastianini rassegnò le dimissioni nel 1926.

Tuttavia nel 1941 Bastianini fu nominato Governatore della Dalmazia, e fu sempre Bastianini a supervisionare la deportazione degli ebrei in quella regione nei campi di concentramento in Italia.

Il 27 giugno 1942 diede ordine di creare il campo di concentramento di Melada, in cui furono internati migliaia di civili rastrellati nell’entroterra nel corso delle operazioni antipartigiane e in cui persero la vita circa mille prigionieri, 300 dei quali fucilati come ostaggi.

I prigionieri uccisi non erano ebrei ma slavi.

Bastianini fu duro nei confronti di quegli elementi serbi e croati considerati non fidati, che furono espulsi o imprigionati[11]. La creazione del Governatorato della Dalmazia – ponendo ampie fasce di territorio sotto la diretta giurisdizione italiana – permise la salvezza di numerosi ebrei che furono inclusi o che riuscirono a rifugiarsi nella zona italiana, potendo così sfuggire alle persecuzioni tedesche e croate[11]. Circa 4000 ebrei vennero concentrati nel campo di concentramento di Arbe ai fini di proteggerli dalla deportazione e da morte certa. A questi furono garantite condizioni di vita molto migliori rispetto agli slavi deportati nello stesso campo, che invece subirono ogni sorta di privazione[11].

Una camicia nera di alto rango che proteggeva più gli ebrei che i non ebrei.

E non solo.

Nelle sue memorie – che non parlano minimamente delle sue attività antislave – Bastianini afferma invece che per la sua difesa degli ebrei venne definito dal Ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop “ebreo onorario”: “Quell’epiteto era un omaggio fattomi da Ribbentrop quando mi trovavo in Dalmazia dove avevo aperto le porte agli ebrei che fuggivano dal territorio jugoslavo per non venire presi dagli ustascia e consegnati alla Gestapo”[12].

Ma non è finita.

Tra le camicie nere che marciarono su Roma c’erano anche tanti ebrei.
Ad esempio, Ettore Ovazza.

Figlio di Ernesto Ovazza, un ebreo, si laureò all’Università degli Studi di Torino nel 1915 con una tesi di diritto internazionale. Poco dopo si arruolò volontario per il fronte (come peraltro il padre e i fratelli), divenendo tenente d’artiglieria. Fascista della prima ora, nell’ottobre del 1922 Ovazza partecipò con altre camicie nere alla marcia su Roma. Fu membro del Partito Nazionale Fascista. Essere ebrei e fascisti non era affatto raro nell’Italia degli anni Venti.

Ovazza alle spalle del Duce

Molti membri della prima ora del PNF erano ebrei (come Aldo Finzi). Ovazza fu attivo all’interno della comunità ebraica di Torino per guadagnare consenso a favore del fascismo. Nel 1929 incontrò Benito Mussolini, rimanendone entusiasta.

L’Era Fascista in Italia vide altri ebrei occupare posti di assoluto rilievo.

Aldo Finzi (israelita d’origine e battezzato), ufficiale pilota della squadriglia «Serenissima» con D’Annunzio su Vienna, fu sottosegretario agli Interni e poi vicecommissario alla stessa Aeronautica.

Dante Almansi, Prefetto, promosso vicecapo della polizia.

Maurizio Rava, vicegovernatore della Libia, governatore della Somalia e generale della Milizia.

Raffaello Mondolfi, consuocero di Benito Mussolini (ed ebreo, si), nel 1929 si era perfino astenuto dall’aderire al fascismo, non perchè non lo vedesse di buon occhio ma non gli interessava la politica più di tanto.

Guido Jung, già deputato, diventerà nel 1932 addirittura ministro delle Finanze, perché , a dire di Mussolini, «un ebreo era quello che ci voleva alle Finanze».

Il fascismo mussoliniano, anche dopo i Patti Lateranensi del 1929, non si dimostrò ostile nei confronti degli ebrei, dato che la figura del rabbino era del tutto equiparata a quella del sacerdote cattolico-cristiano,  i rabbini potevano ufficialmente e serenamente celebrare i matrimoni.

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Coloro che volessero approfondire l’argomento possono leggere “I soldati ebrei di Mussolini“, Mursia 2008, di Giovanni Cecini.