*Questo articolo è originariamente apparso su ITA DS il 22 Agosto del 2018, ben prima della rivolta dei c.d. gilet gialli, e prima che i politici italiani ne parlassero apertamente ai media nel Gennaio del 2019 scatenando le ire della Francia e il ritiro del suo Ambasciatore a Roma.

Nel Mein Kapf Adolf Hitler scriveva con disgusto della Francia, del suo laissez faire laissez passer, ma soprattutto dell’incrocio delle razze ( Miscegenation) che stava già avvenendo ben prima che il Mein Kampf fosse redatto, temporalmente qualcosa come cento anni fa, in quella terra , pensate, che diede i natali ad una condottiera indomita come Giovanna D’Arco…


Oggi la Francia è un paese messo a ferro e fuoco (il 22 Agosto 2018 non era neanche scoppiata la rivolta dei gilet gialli, n.d.E.) da razze non bianche e la causa potrebbe proprio essere l’arricchimento rapace e smisurato che le sue Elite al soldo dei Rothschild operano in Africa da più di un secolo.

Affari Italiani :

Verso metà settembre si terrà a Roma una manifestazione politica piuttosto singolare. A scendere in piazza saranno infatti solo giovani africani, emigrati da tempo in Italia e in altri paesi europei, che si siederanno per protesta davanti all’ambasciata francese, in piazza Farnese, per contestare la politica africana della Francia di Emmanuel Macron. A guidarli sarà Mohamed Konare, originario della Costa d’Avorio, che si definisce “attivista panafricano” ed ha fondato un movimento politico che, per usare un termine corrente, potremmo definire sovranista. L’obiettivo, come lui stesso afferma in una lunga intervista sul web (Byoblu), è di spiegare agli europei i metodi di tipo coloniale con i quali la Francia continua a comandare e depredare in Africa ben 14 Stati, un tempo sue colonie, diventate indipendenti negli anni Sessanta, ma soltanto sulla carta.

Se esiste qualcosa che possa frenare l’Invasione, peraltro in ultimo scatenata proprio dalle pressioni per l’intervento in Libia contro Gheddafi da parte dell’Ebreo Sarkozy,

il quale ebbe ,tra le altre cose, almeno una campagna elettorale finanziata con i milioni proprio di Gheddafi, allora non vedo come non possiamo non sostenerla.

Il giogo francese su questi Paesi, sostiene Konare, è soprattutto economico e monetario, ed è congegnato in modo tale da garantire a Parigi un ferreo controllo della loro moneta, oltre a un monopolio esclusivo sulle ricche materie di cui abbondano (oro, uranio, petrolio, gas, cacao, caffè), con un risultato duplice: arricchire la Francia e le sue élites imprenditoriali da un lato, con uno smisurato trasferimento di ricchezza (circa 500 miliardi di dollari l’anno, secondo alcune stime); dall’altro lato. Impoverire fino alla miseria i popoli indigeni, che sono così costretti a fuggire per fame verso l’Italia e l’Europa, in cerca di fortuna.
Il perno attorno al quale ruota l’intero sistema del controllo francese sui 14 Paesi africani è il franco coloniale, detto franco Cfa, moneta che la Francia impose alle sue colonie nel 1945, subito dopo l’accordo di Bretton Woods, che regolò il sistema monetario dopo la Seconda guerra mondiale. In origine l’acronimo Cfa stava per “Colonie francesi d’Africa”, ma negli anni Sessanta, a seguito del riconoscimento dell’indipendenza delle colonie francesi deciso da Charles De Gaulle, il suo significato è cambiato: “Comunità finanziaria africana”.

Non ci vuole un esperto di economia per capire che se il franco Cfa, pronuncia SA_FA, aveva un valore uguale al franco ufficiale, il costo della vita per i paesi costretti ad adottare questa moneta, una sorta di euro africano, sono insostenibili. Nonostante l’introduzione dell’Euro, la Banca Centrale Europea e la Banca di Francia hanno continuato a legiferare assetti su questo franco “africano”.

Un riconoscimento puramente formale della fine del regime coloniale, in quanto il franco Cfa ha conservato tutti i vincoli ferrei e giugulatori che aveva fin dall’inizio sulle economie locali. Stiamo parlando di 14 Stati dell’area subsahariana e del Centro Africa, con una popolazione di circa 160 milioni di unità, per i quali la moneta ufficiale è il franco Cfa, coniata e stampata in Francia, paese che ne ha stabilito tutte le caratteristiche e ne detiene il monopolio. Ecco il loro elenco: Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo.

14 Stati praticamente quasi l’intero continente subsahariano, ad esclusione della Nigeria, Somalia, ed Etiopia.

Il primo vincolo del franco Cfa consiste nell’obbligo per i 14 Paesi che ne fanno uso di depositare il 50% delle loro riserve monetarie presso il Tesoro francese. In pratica, quando uno dei 14 Paesi del franco Cfa esporta verso un paese diverso dalla Francia, e incassa dollari o euro, ha l’obbligo di trasferire il 50% di questo incasso presso la Banca di Francia. In origine la quota da trasferire in Francia era pari al 100% dell’incasso, poi è scesa al 65% (riforma del 1973, dopo la fine delle colonie), infine al 50% dal 2005. Così, per esempio, se il Camerun, previo un esplicito permesso francese, esporta vestiti confezionati verso gli Stati Uniti per un valore di 50mila dollari, deve trasferirne 25 mila alla Banca centrale francese. Un sistema al quale non sfugge neppure un soldo, in quanto gli accordi monetari sul franco Cfa prevedono che vi siano rappresentati dello Stato francese, con diritto di veto, sia nei consigli d’amministrazione che in quelli di sorveglianza delle istituzioni finanziarie delle 14 ex colonie.

Quindi il colonialismo è continuato in questa forma per colpa delle Elite francesi con la complicità della loro stampa, i Media dei Kike. Non ho mai letto nulla al riguardo, neppure nella stampa sinistrorsa che ci campa con le storie del colonialismo come radici di tutti i mali del mondo.

Grazie a questo trasferimento di ricchezza monetaria, la Francia gestisce a suo piacimento il 50% delle valute estere delle 14 ex colonie, investendoli massicciamente in titoli di Stato emessi dal proprio Tesoro, grazie ai quali ha potuto finanziare per decenni una spesa pubblica generosa, sovente ignara dei vincoli di Maastricht. E Konare, nell’intervista sul web, ricorda che quando Angela Merkel ha chiesto ai vari governi francesi di depositare il 50% delle riserve delle 14 ex colonie presso la Bce, invece che presso la Banca centrale francese, la risposta è sempre stata un secco no.

Dopo questo i più scaltri si chiederanno che senso ha l’Europa Unita, quando neanche i vincoli monetari hanno applicazioni univoche e unilaterali.
Queste sono cose di cui tutti dovrebbero parlare, i politici dovrebbero esporre cartelli a Maastricht e Bruxelles, dopodichè tornarcene ognuno con la propria moneta a casa, sempre dopo che la Francia abbia perso “la sua” Africa…

Tra i numerosi vincoli imposti dagli accordi sul franco Cfa, vi è anche il “primo diritto” per la Francia di comprare qualsiasi risorsa naturale scoperta nelle sue ex colonie. Da qui il controllo di Parigi su materie prime di enorme valore strategico: uranio, oro, petrolio, gas, caffè, cacao. Soltanto dopo un esplicito “non interesse francese”, scatta il permesso di cercare un altro compratore. Ma attenzione: i maggiori asset economici di tutte le 14 ex colonie sono in mano a francesi che si sono insediati da tempo in Africa, diventando miliardari a palate (su tutti, Vincent Bolloré e Martin Bouygues). Tanto che Konare trova giusto dire che “gli africani vivono in Paesi di proprietà dei francesi. Mentre agli africani, la Francia di Macron lascia solo le briciole. E spesso neppure quelle: soltanto miseria”.

Uno Ius Prime Noctis moderno, non c’e’ che dire.

C’e’ da muovere guerra ai francesi.
Questo spiega le numerose foto del bel Macron con sua mamma, o scusate, sua moglie e i dindu alla moda che gli fanno da spalla, alla faccia dei loro fratelli e delle loro sorelle africane.

Da questa povertà diffusa, sostiene l’attivista panafricano, hanno origine le ondate migratorie verso l’Europa. “Un viaggio che sono il primo a sconsigliare”, dice Konare. “L’Italia non ha lavoro a sufficienza per i suoi giovani, non è pensabile che lo trovi per quelli africani. Per questo ha fatto bene Matteo Salvini a chiudere i porti. I giovani africani devono impegnarsi di più nei loro Paesi per chiedere la fine del colonialismo e delle ruberie francesi, e costruire gli Stati Uniti d’Africa, una federazione di Stati indipendenti e sovrani. Un’utopia che può diventare realtà”.

PanAfricano, mi piace, mi ricorda il Gheddafi e il PanArabismo, e , subito dopo, il PanEuropeismo.

Se ci lasciano liberi, e costruiscono ex novo il loro gigantesco continente Africano non vedo chi non sarebbe d’accordo, possono leggere i nostri libri e consultare Internet, possono copiarci, hanno accesso alla conoscenza come tutti gli individui di questo pianeta , o oltre, e potremmo persino aiutarli con consigli e suggerimenti, ma depredarli in gran segreto non farà di noi bianchi migliori nel XXI° Secolo.

Dopo cento anni dalla segnalazione nel Mein Kapf di quanto stava avvenendo in Francia, la mia ultima frase potrebbe essere rifrasata in questo modo: “..ma depredarli in gran segreto non farà di noi francesi individui Bianchi come il rimanente degli Europei nel XXI° Secolo.