Ebrei che negano l’Olocausto 3 – David Cole Stein

David Christopher Cole, noto anche come David Stein, è un giornalista americano e regista di documentari. Da giovane raggiunse la notorietà per aver prodotto argomenti che negavano decisamente la forma della classica narrativa sull’Olocausto, ponendo quindi il dubbio sull’intera vicenda. E per questo venne minacciato di morte e costretto a cambiare identità.
Sarebbe un altro negazionista, tra migliaia, se non fosse che David Cole è ebreo.

Come David Stein fu molto attivo nel Partito Repubblicano. Nessuno lo riconobbe o lo ricordò come David Cole.

Capire Cole è molto interessante e studiarlo va al di là di un banale studio sul negazionismo.
Come noi Cole voleva superare tesi ed antitesi e arrivare ad una soddisfacente conclusione, non più costretto dentro ad un’ “idelologia” ma oltre questa, in quella che qualcuno ribattezzò come Meta-Ideologia, capire l’esistenza a partire da un’idea.

Si ricorda di Cole un celebre episodio che avvenne durante uno show televisivo.
Cole stava discutendo con un sopravvissuto ebreo, tale Ernest Hollander, quest’ultimo raccontò lui di come perse il fratello nei lager, ucciso dai nazisti.
Tuttavia poco dopo lo show suo fratello “resuscitato” lo andò a trovare.
un vicino avendo notato la somiglianza tra i due riferì la cosa al fratello di Ernest che si attivò per contattare la produzione dello show tv ed avere notizie del fratello, che anch’egli credeva morto.

Dopo quest’episodio Cole rafforzò ulteriormente la sua teoria che molte persone uscite dai campi avessero dichiarato per morti i loro familiari non avendone più avuto notizia.
Cosa che avrebbe fatto crescere considerevolmente un falso numero delle vittime.

Fu così che gli Israeliani si interessarono a Cole, ed anche vari magazine e testate giornalistiche americane. Dopo aver avuto l’attenzione dei media, Cole tenne conferenze nei campus universitari. Durante una di queste, all’UCLA in California, fu malmenato sul palco e gettato a forza via dal perimetro del campus.

La popolarità di Cole stava diventando così preoccupante che gli Israeliani lo considerarono una minaccia alla sicurezza nazionale, e quello che più li faceva arrabbiare ed apparire controversa l’intera cosa era proprio il fatto che Cole fosse un ebreo.

Fu così che gli ebrei, suoi fratelli, proposero una ricompensa per chiunque avesse fornito informazioni sulla posizione di Cole, ed arrivarono attraverso la Jewish Defense League a mettere una taglia sulla sua testa. L’A.D.L. , Anti Defamation League, la più pericolosa organizzazione criminale ebraica legalizzata in America, seppur non dichiarandolo apertamente che voleva Cole morto, si prodigava a fare da centro di smistamento per le informazioni su Cole, in modo che potesse essere individuato repentinamente e che, ovviamente, qualcuno potesse mettere fine alla sua vita.

Cole impaurito da questa caccia all’uomo cercò un accordo: avrebbe rinunciato ad esprimere le sue opinioni e la JDL avrebbe rimosso l’offerta di ricompensa sul suo omicidio.

Cole ritrattò, la JDL si vantò del suo potere con il mondo per aver svelato un impostore.

Cole ritrattò, costretto dalla minaccia di essere ucciso, non perchè non credeva a quello che aveva trattato.

Fatto questo, Cole cambiò il suo nome in Stein e incominciò a realizzare e produrre documentari sull’Olocausto.

Il suo film del 2007 Nuremberg: The 60th Anniversary Director’s Cut ha vinto come miglior documentario al Garden State Film Festival del 2008.
I suoi film Liberation Day: Dachau , Auschwitz: Silent Witness , The Lost Gas Chamber e War Crimes and Trials sono conservati nella Rosenblatt Holocaust Collection alla Fordham University.

Nel 2008, Cole (come Stein) è diventato attivo nella politica del Partito Repubblicano Americano.

Stein ha anche gestito anche un’organizzazione chiamata Republican Party Animal, una delle più grandi organizzazioni del Partito Repubblicano sulla costa occidentale.

Nell’Aprile del 2013, Stein è stato smascherato come Cole da una sua ex fidanzata.

Stein, o Cole, continua a collaborare con varie testate del mainstream mondiale, dal Washington Post, NY Times al Times of Israel.

Il suo lavoro sui Campi di Concentramento è stato veramente notevole.

Grazie David.

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