Sopravvissuti dell’Olotruffa 3

Terzo capitolo dedicato agli impostori ebrei che dopo la guerra sono andati nel mondo a raccontare frottole su quanto avveniva nei campi di concentramento tedeschi.

Secondo la loro tradizione definiscono il genocidio perpetrato dai nazisti sugli Ebrei come “Olocausto“, cioè:

L’olocausto è una cerimonia religiosa di sacrificio animale praticata nell’antichità specialmente dai greci e dagli ebrei, durante la quale la bestia veniva bruciata interamente.
La parola “olocausto” deriva dal greco olokautosis (ὁλοκαύτωσις, da ὅλος “intero” e καυστός “bruciato”), presente nella Septuaginta, successivamente tradotto col termine latino holocaustum, nella Vulgata.[1]

Cioè l’Olocausto si riferisce ad un sacrificio propiziatorio?!

L’animale da sacrificare veniva scelto fra le primizie, ossia ciò che di meglio si aveva da offrire (spesso gli agnelli, o comunque i neonati del bestiame),[7] e doveva essere perfettamente sano e senza macchie.[6] Posto sul lato a nord dell’altare, veniva sgozzato e ucciso dall’offerente o dal sacerdote. Il sangue veniva raccolto dai celebranti e sparso attorno all’altare (gesto dal quale deriva l’espressione “spargimento di sangue”). A meno che non fosse un uccello, il corpo dell’animale veniva scuoiato e la sua pelle veniva consegnata al sacerdote.[6] Il rito si concludeva con la cremazione totale del cadavere, durante la quale il fumo saliva verso il cielo e permetteva a Jahvé di sentirne il profumo

Oh…

Che motivi avranno avuto per chiamarlo con il nome di un Sacrificio Propiziatorio e non a chiamarlo semplice genocidio?

Tuttavia il problema qui non è se quest’evento sia avvenuto o meno, ma piuttosto perchè dei bugiardi impostori devono andare ad influenzare l’opinione pubblica raccontando frottole alla gente. Forse per alimentare un’Industria di vittimismo che non ha motivo di esistere?

Quello è un articolo apparso sulla Gazzetta di Montreal nel 1993, e racconta della “testimonianza di un sopravvissuto”, l’ebreo Moshe Peer.

Portato per ben sei volte nella camera a gas a Bergen-Belsen, ma MISTERIOSAMENTE sopravvissuto  A BEN SEI ESECUZIONI MEDIANTE USO DI ZYKLON-B.

La sua spiegazione è che i bambini resistevano meglio al gas….

La nostra spiegazione invece è che….

A BERGEN-BELSEN NON ESISTEVA NESSUNA CAMERA A GAS.

E gli Israeliani concordano con quanto dico….

Il Secondo Sopravvissuto Testimone del Genocidio mediante uso di Camere a Gas è Fred Schiefler:

https://www.bitchute.com/video/32LogeTJNGN2/

https://www.bitchute.com/video/rwCKE3mqJZpJ/

Nel video potete ascoltarlo raccontare la sua “straordinaria” e “toccante” esperienza ai ragazzi di qualche scuola americana, e sentirlo raccontare di come gli ebrei venivano tramutati in saponette….

Sconvolgente, non fosse che…

nessun ebreo fu mai tramutato in saponetta dai tedeschi, ed ancora una volta gli Israeliani concordano….

Ma questo Mito della Saponetta è stato promosso dall’Industria Ebraica sull’Olocausto di base in Israele?

A quanto pare si.

Wikipedia_:

Numerosi siti di sepoltura in Israele includono tombe per “sapone fatto di vittime ebree dai nazisti”. Queste sono probabilmente barre di sapone RIF. Dopo un’accesa discussione sui media su queste tombe nel 2003, lo Yad Vashem pubblicizzò la ricerca del professor Yehuda Bauer affermando che il sapone RIF non era fatto di grasso umano e che il mito del RIF fu probabilmente propagato dalle guardie naziste per schernire gli ebrei. ] [36] Yad Vashem include l’immagine di un funerale emotivo e la sepoltura di sapone “ebreo” in Romania. [37] [38]

Una piccola saponetta è stata esposta al museo memoriale dell’Olocausto di Nazareth in Israele, e una simile saponetta è stata sepolta nel “museo dell’olocausto” nel Monte Sion a Gerusalemme, in Israele, durante l’inaugurazione nel 1958. La replica era esposta lì. Seguendo il professor Yehuda Bauer dello Yad Vashem che pubblicizzava la sua conclusione che il sapone non era prodotto in quantità industriali dai corpi degli ebrei o da altri detenuti del campo nazista, Tom Segev, un “nuovo storico” e autore israeliano anti-establishment, scrisse nel suo libro “Il Settimo milione “sulla “saponata dell’Olocausto” che è “l’idolo che adora Gerusalemme“.

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