I più non lo conoscono, Io lo conoscevo da tempo ma ho aspettato prima di scrivere qualcosa su di lui.

Norman Finkelstein è un eminente scrittore e pensatore ebreo naturalizzato americano, odiato da Israele per la sua posizione controversa e quasi unica sull’Olocausto e sul genocidio commesso dagli Israeliani ai danni dei palestinesi, posizione che , fuori da ogni logica democratica occidentale, lo ha fatto espellere e bandire dalla Terra Santa.

A Norman non piace il fatto che gli ebrei sfruttino la propaganda sull’Olocausto per giustificare i crimini di guerra che Israele compie sui palestinesi, sulle loro donne, sui bambini, sugli anziani e sulle persone disabili, senza distinzione, freno, misura e comprensione per una minoranza ormai martoriata da più di 50 anni nel silenzio assenso dell’O.N.U. .

L’industria dell’Olocausto: Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei[1] è un libro pubblicato nel 2000 da Norman G. Finkelstein, che tratta dell’asserito sfruttamento da parte degli ebrei statunitensi della memoria dell’Olocausto nazista a fini di vantaggio economico e politico, curando al contempo gli interessi dello Stato d’Israele.[2] Secondo Finkelstein, questa “industria dell’Olocausto” avrebbe corrotto la cultura ebraica, come pure l’autentica memoria dell’Olocausto.

I genitori di Finkelstein sono entrambi sopravvissuti all’epopea del ghetto di Varsavia e al campo di sterminio di Auschwitz.[3]

Il libro è diventato un bestseller in Europa, in Vicino Oriente e nelle Americhe, ed è stato tradotto in 16 lingue.[4] Finkelstein e la sua opera sono state citate dall’attore e attivista ebreo filopalestinese Moni Ovadia nel 2014 in un’intervista per Il Fatto Quotidiano poco dopo la tregua dell’Operazione Margine di protezione[5].

Il fatto che la sua famiglia sia stata coinvolta in prima linea nelle deportazioni operate dai tedeschi durante la Seconda Guerra, ma sopravvissuti, dà a Finkelstein il diritto di replicare e silenziare la marea occidentale di zombie con il cervello lavato da decenni e decenni di implanting ebraico nella loro cultura che ormai è pressochè assimilabile ad una cultura giudaico-cristiana, cioè ad un abominio insensato.

In quanto figlio di sopravvissuti alla Shoah, Norman G. Finkelstein ha inevitabilmente convissuto con l’Olocausto per tutta la vita. Tuttavia egli considera lo sterminio ebraico un evento storico, per quanto estremamente drammatico, mentre “l’Olocausto” ne è la rappresentazione ideologica.

La sua prima memoria dell’evento storico è stata sua madre che seguiva in televisione il processo di Adolf Eichmann nel 1961. A parte ciò, egli non ha avuto altre esperienze collegate all’argomento nel corso della sua infanzia. Nessun amico (o parente di un amico) gli ha mai rivolto alcuna domanda in merito a quanto sua madre o suo padre avevano patito. Come dice egli stesso: “Questo non era un silenzio rispettoso. Era indifferenza. In tale ottica, non si può essere che scettici riguardo agli sfoghi di dolore delle ultime decadi, dopo che l’industria dell’Olocausto è stata saldamente impiantata“.