John Wayne era un Bianco Supremazista

Esseri Bianchi Supremazisti non significa essere “razzisti” ma realisti razziali.

Non significa odiare ma significa pretendere.

Pretendere che i Neri, la gran parte di loro, diventino evoluti quanto i bianchi in modo da coesistere nella pace, nel rispetto e nel vero progresso utile ad evitare l’estinzione.

L’Attore Americano John Wayne era di questo avviso.

Ma la Sinistra usa questa verità come se fosse una bugia, scatenando odio, violenza e rinnegando il passato che ha permesso di costruire quello che oggi abbiamo ereditato.

Infatti vogliono rimuovere il nome di una Medaglia d’oro del Congresso, dell’attore amato da diverse generazioni di americani ed europei dall’Aereoporto di Los Angeles perchè pensano che cancellare il passato farà questa società migliore, più sana, più libera, cioè non ordinata, caotica, diversa…

Repubblica :

“E’ arrivato il momento di togliere il nome di John Wayne dall’aeroporto dell’Orange County. Lo sapevano tutti che era simpatizzante dell’ultra destra, razzista e omofobo”, si legge sul Los Angeles Times. La polemica è scoppiata dopo la ripubblicazione di una vecchia intervista a Playboy, linkata integrale nell’articolo del La Times, in cui il celebre attore americano afferma di credere “nella supremazia bianca finché i neri non saranno educati ad un livello di responsabilita’“.
L’intervista, resa pubblica nel 2016 quando la figlia dell’attore, Aissa, diede il suo sotegno alla candidatura di Donald Trump, è del maggio 1971, otto anni prima che Wayne morisse di cancro e gli venisse dedicato l’aeroporto di Santa Ana, California, dove viveva. Un omaggio ad un attore leggendario, che ha recitato in oltre 150 film, oltre la metà dei quali western, interpretando spesso il ruolo dell’eroe senza macchia e senza paura. Candidato a tre premi Oscar, aveva ottenuto la medaglia d’oro dal Congresso e la medaglia della liberta’ dal presidente degli Stati Uniti.
Il dibattito sulla sua dubbia statura morale, ha assunto un carattere nazionale.
Questa – scrive il quotidiano californiano – non sarebbe la prima volta che il nome dell’aeroporto diventa oggetto di dibattito. I supervisori della contea di Orange hanno riflettuto sulla questione già nel 2008, quando i funzionari del turismo locale espressero la preoccupazione che il nome non riuscisse a comunicare esattamente dove si trova l’aeroporto.

Il nome non riesce a collocare esattamente dove si trova l’aereoporto?!?

L’aeroporto venne battezzato col nome di Wayne nel 1979, sotto la spinta del supervisore Thomas F. Riley, ex marine. La logica – scrive sempre il La Times – ormai si è persa nella notte dei tempi. La decisione forse aveva qualcosa a che fare con lo status di Wayne come conservatore repubblicano, immagine che rispecchiava l’Orange County di quel periodo.
Ma quella contea non esiste più, lo dimostrano i risultati delle elezioni di novembre. Orange County oggi è una comunità talmente eterogenea che è difficile giustificare con qualsiasi membro di questa comunità di imbarcarsi su aerei in un aeroporto intitolato a un vero razzista e omofobo, con la sua statua che occupa lo spazio centrale di fronte all’atrio.

Repubblica lo chiama omofobo, ma nell’intervista , almeno in questa, non c’e’ traccia di questo. Forse lo era, ma almeno diano prova di quel che scrivono.

Quindi esaminiamo l’intervista di Playboy a John Wayne.

PLAYBOY: Indians on reservations are more neglected than cared for. Even if you
accept the principle of expropriation, don’t you think a more humane solution to the
Indian problem could have been devised?
WAYNE: This may come as a surprise to you, but I wasn’t alive when reservations were
created—even if I do look that old. I have no idea what the best method of dealing with
the Indians in the 1800s would have been. Our forefathers evidently thought they were
doing the right thing.

PLAYBOY: Gli indiani delle riserve sono più trascurati di quanto si curino. Anche se tu accetti il principio dell’esproprio, non pensi una soluzione più umana al problema indiano avrebbe potuto essere trovata?
WAYNE: Potrebbe essere una sorpresa per te, ma non ero vivo quando le riserve furono create – anche se Io sembro così vecchio. Non ho idea di quale sia stato il metodo migliore per trattare con gli indiani nell’Ottocento. I nostri antenati evidentemente pensavano che stavano facendo la cosa giusta.

PLAYBOY: In your distaste for socialism, aren’t you overlooking the fact that many
worthwhile and necessary government services—such as Social Security and Medicare—
derived from essentially socialistic programs evolved during the Thirties?
WAYNE: I know all about that. In the late Twenties, when I was a sophomore at USC, I
was a socialist myself—but not when I left. The average college kid idealistically wishes
everybody could have ice cream and cake for every meal. But as he gets older and gives
more thought to his and his fellow man’s responsibilities, he finds that it can’t work out
that way—that some people just won’t carry their load.


PLAYBOY:
Nel tuo disgusto per il socialismo, non stai trascurando il fatto che molti utili e necessari servizi governativi, come la sicurezza sociale e l’assistenza medica derivino da programmi essenzialmente socialisti evoluti durante gli anni Trenta?
WAYNE: So tutto di questo. Alla fine degli anni Venti, quando ero al secondo anno alla USC, Io ero un socialista anch’io, ma non quando me ne sono andato. Il bambino medio dell’università desidera idealisticamente tutti possano gelato e torta per ogni pasto. Ma come si invecchia e dai più peso alle responsabilità di lui e dei suoi simili, scopri che non può funzionare in questo modo, che alcune persone semplicemente non porteranno il loro carico.

PLAYBOY: What’s your opinion of the stated goals of the Black Panthers?
WAYNE: Quite obviously, they represent a danger to society. They’re a violent group of
young men and women—adventurous, opinionated and dedicated—and they throw their
disdain in our face. Now, I hear some of these liberals saying they’d like to be held as
white hostages in the Black Panther offices and stay there so that they could see what
happens on these early-morning police raids. It might be a better idea for these good
citizens to go with the police on a raid. When they search a Panther hideout for firearms,
let these do-gooders knock and say, “Open the door in the name of the law” and get shot
at.

PLAYBOY: Qual è la tua opinione sugli obiettivi dichiarati delle Black Panthers?
WAYNE: Ovviamente, rappresentano un pericolo per la società. Sono un gruppo violento di giovani uomini e donne – avventurosi, supponenti e dediti – e lanciano il loro sdegno disdegnare nella nostra faccia. Ora, sento alcuni di questi liberali che dicono che vorrebbero essere trattenuti come ostaggi bianchi negli uffici delle Black Panther e rimanere lì per vedere cosa succede su questi raid della polizia mattutina. Potrebbe essere un’idea migliore per questi buoni cittadini andare con la polizia in un raid. Quando cercano un nascondiglio delle armi da fuoco di una pantera, lascia che questi bravi ragazzi bussino e dicano: “Apri la porta in nome della legge” e fatti sparare.

PLAYBOY: Angela Davis claims that those who would revoke her teaching credentials
on ideological grounds are actually discriminating against her because she’s black. Do
you think there’s any truth in that?
WAYNE: With a lot of blacks, there’s quite a bit of resentment along with their dissent,
and possibly rightfully so. But we can’t all of a sudden get down on our knees and turn
everything over to the leadership of the blacks. I believe in white supremacy until the
blacks are educated to a point of responsibility. I don’t believe in giving authority and
positions of leadership and judgment to irresponsible people.

PLAYBOY: Angela Davis afferma che coloro che vogliono revocare le sue credenziali di insegnamento per motivi ideologici, in realtà, la discriminano perché è nera. Pensi che ci sia del vero in questo?
WAYNE: Con un sacco di neri, c’è un po ‘di risentimento insieme al loro dissenso, e forse giustamente. Ma non possiamo all’improvviso metterci in ginocchio e girare tutto alla leadership dei neri. Credo nella supremazia bianca fino a quando i neri saranno educati ad un punto di responsabilità. Non credo nel dare autorità e posizioni di leadership e giudizio a persone irresponsabili.

PLAYBOY: Are you equipped to judge which blacks are irresponsible and which of their
leaders inexperienced?
WAYNE: It’s not my judgment. The academic community has developed certain tests
that determine whether the blacks are sufficiently equipped scholastically. But some
blacks have tried to force the issue and enter college when they haven’t passed the tests
and don’t have the requisite background.

PLAYBOY: Sei in grado di giudicare quali neri sono irresponsabili e quali di loro leader inesperti?
WAYNE: Non è il mio giudizio. La comunità accademica ha sviluppato alcuni test che determina se i neri sono sufficientemente preparati scolasticamente. Ma alcuni neri hanno provato a forzare il problema e ad entrare all’università quando non hanno superato i test e non hanno il background necessario per fare questo.

PLAYBOY: How do they get that background?
WAYNE: By going to school. I don’t know why people insist that blacks have been
forbidden their right to go to school. They were allowed in public schools wherever I’ve
been. Even if they don’t have the proper credentials for college, there are courses to help
them become eligible. But if they aren’t academically ready for that step, I don’t think
they should be allowed in. Otherwise, the academic society is brought down to the lowest
common denominator.
What good would it do to register anybody in a class of higher algebra or
calculus if they haven’t learned to count? There has to be a standard. I don’t feel guilty
about the fact that five or 10 generations ago these people were slaves. Now, I’m not
condoning slavery. It’s just a fact of life, like the kid who gets infantile paralysis and has
to wear braces so he can’t play football with the rest of us. I will say this, though: I think
any black who can compete with a white today can get a better break than a white man. I
wish they’d tell me where in the world they have it better than right here in America.

PLAYBOY: Come ottengono il background?
WAYNE: Andando a scuola. Non so perché la gente insista che ai neri sia stato vietato il loro diritto di andare a scuola. Sono stati ammessi nelle scuole pubbliche ovunque io sia stato. Anche se non hanno le credenziali adeguate per il college, ci sono corsi per aiutarli a diventare idonei. Ma se non sono accademicamente pronti per quel passo, non penso dovrebbero essere ammessi. Altrimenti, la società accademica verrà ridotta al minimo comune denominatore.
Che cosa farebbe per registrare qualcuno in una classe di algebra superiore o calcolo se non hanno imparato a contare? Ci deve essere uno standard. Non mi sento in colpa sul fatto che cinque o dieci generazioni fa queste persone erano schiave. Ora, non sto condonando la schiavitù. È solo un dato di fatto, come il bambino che ha una paralisi infantile e deve indossare le stampelle non potrà giocare a football con il resto dei suoi compagni. Dirò questo, però: penso che ogni nero possa competere con un bianco oggi e che possa ottenere un risultato migliore di un uomo bianco. Io vorrei che mi dicessero dove nel mondo potrebbero fare meglio in questo se non proprio qui in America.

PLAYBOY: Many militant blacks would argue that they have it better almost anywhere
else. Even in Hollywood, they feel that the color barrier is still up for many kinds of jobs.
Do you limit the number of blacks you use in your pictures?
WAYNE: Oh, Christ no. I’ve directed two pictures and I gave the blacks their proper
position. I had a black slave in The Alamo, and I had a correct number of blacks in The
Green Berets. If it’s supposed to be a black character, naturally I use a black actor. But I
don’t go so far as hunting for positions for them. I think the Hollywood studios are
carrying their tokenism a little too far. There’s no doubt that 10 percent of the population
is black, or colored, or whatever they want to call themselves; they certainly aren’t
Caucasian. Anyway, I suppose there should be the same percentage of the colored race in
films as in society. But it can’t always be that way. There isn’t necessarily going to be 10
percent of the grips or sound men who are black, because more than likely, 10 percent
haven’t trained themselves for that type of work.

PLAYBOY: Molti militanti neri vorrebbero replicare che avrebbero meglio ovunque in altri posti. Anche a Hollywood, sentono che la barriera del colore è ancora in piedi per molti tipi di lavoro. Limiti il ​​numero di neri che usi nelle tue pellicole?
WAYNE: Oh, Cristo no. Ho diretto due film e ho dato ai neri le loro parti. Avevo uno schiavo nero in The Alamo e avevo un numero corretto di neri in Berretti Verdi (Greeb Berets, n.d.T.). Se si suppone che ci sia un personaggio nero, naturalmente uso un attore nero. Ma Io non devo andare così lontano come cercare posizioni per loro. Penso che gli studios di Hollywood stiano portando il loro tokenism un pò troppo lontano. Non c’è dubbio che il 10% della popolazione è nera, o di colore, o come la vogliono chiamare; loro certamente non sono Caucasici. Comunque, suppongo che ci dovrebbe essere la stessa percentuale di razza di colore nei film come nella società. Ma non può essere sempre così. Non ci saranno necessariamente 10% delle riprese con i neri, perché è più che probabile, che il 10% di questi non siano preparati per quel tipo di lavoro.

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