TRA PARADISO E INFERNO

Ricordare Mandela come una persona buona non basta a lenire il dolore delle migliaia di vittime bianche sudafricane uccise per mano di bavosi africani che adesso vogliono indietro le terre, sottrarle ai bianchi proprietari terrieri contadini delle fattorie, le c.d. Farmlands, per redistribuirle, e stanno per riuscirci…

Il Mondo ignora queste morti, questo continuo oltraggio , le statistiche parlano di 3 bianchi uccisi per mano negra ogni settimana da dieci lunghi anni o piu’, ignora queste vittime, i veri SudAfricani, i Boeri, i Bianchi che hanno costruito quella stessa Nazione che Mandela rubo’ ed aprì a quelli della sua razza, al tempo della Guwerra Fredda fidi alleati dei Comunisti, pensando (con dolo o no non lo sapremo mai) che i neri si sarbebero integrati ed avrebbero contribuito a mantenere la Civilta’ SudAfricana ai massimi livelli.

Niente di tutto questo era vero. Anzi l’esatto opposto. Una volta che i negri furono liberati inizio’ la fine del SudAfrica per così come l’Occidente lo conosceva.

Una volta che i neri furono ai posti di comando incomincio’ il decadimento delle infrastrutture costruite e lo sterminio dei bianchi nel silenzio assenso di queste nuove autorita’ ..oscure, e del Mondo Occidentale.

Nelle colline di Petersburg, nel SudAfrica Settentrionale si trovano migliaia di croci, tombe di bianchi uccisi dai negri, definiti Plasmoorde, orde negre che assaltano le fattorie impunemente.

Violentano le donne, le ragazze, entrano di notte nelle fattorie e una volta catturati i bianchi li decimano con esecuzioni sommarie.

Tutti i bianchi rischiano la loro vita in SudAfrica, e i Governi Occidentali non possono fare finta di niente. L’Australia si sta muovendo su questo fronte ma non e’ ancora abbastanza.

Un capo politico negro incita all’odio la sua gentaglia, incita allo sterminio dei bianchi, il suo nome e’ Julius Malema. Ecco l’eredita’ dell’uomo buono Mandela, la sua nemesi. L’uomo nero che assalta bianchi indifesi e gode del loro terrore e di vederli agonizzanti in laghi di sangue.

Pochi esempi dei tanti che ho letto ed analizzato in questi anni:

IL.GIORNALE.

Se dunque l’apartheid era ignobile, il silenzio che circonda il clima di violenza e soprusi sofferto dagli agricoltori boeri non sembra migliore. Chiedetelo al 69enne Nigel Ralf. Lo scorso fine settimana Nigel, come ogni giorno da 50 anni, sta mungendo le vacche della sua fattoria di Doornkop nel mezzo del KwaZulu-Natal. Quando quei quattro ragazzotti neri gli si piantano davanti e gli chiedono del latte, Nigel manco alza la testa. «Non vendo al dettaglio» risponde. Un attimo dopo è a terra con un proiettile nel collo e uno nel braccio. Poi i quattro gli sono addosso, lo fanno rialzare, lo colpiscono con il calcio della pistola, lo spingono fuori dalle stalle. Stordito e confuso Nigel si ricorda di sua moglie. Mezz’ora prima l’ha lasciata dentro la fattoria con i tre nipotini. «Lynette, Lynette chiudi la porta, barricati dentro». Lei lo sente, ma non intuisce. S’affaccia, cerca di capire meglio. La risposta sono tre proiettili al petto. La poveretta s’accascia, cade sul letto, agonizza tra le braccia insanguinate di Nigel mentre i bambini urlano terrorizzati e i tre tagliagole fuggono portandosi dietro una vecchia pistola, un telefono e un paio di binocoli. Bazzecole, banalità quotidiane.
Sui giornali non fanno neanche notizia, ma sulla collinetta di Petersburg solo l’altr’anno sono state piantate altre 120 croci bianche. I plaasmoorde - gli assassini di fattoria come li chiamano i boeri - colpiscono ormai al ritmo di un paio di casi a settimana, ma per le autorità, per i capi dell’Anc e per i seguaci del presidente Jacob Zuma la campagna di violenza contro gli ultimi 40mila agricoltori bianchi non è certo un problema. Per capirlo basta seguire le ultime apparizioni pubbliche di Julius Malema, il 29enne leader dell’ala giovanile dell’African National Congress. Per questo «giovane leone» pupillo del presidente il modo migliore per riscaldare le folle accalcate intorno alle sue mercedes blindate è intonare «Dubula Ibhunu», la vecchia canzone dell’Anc il cui titolo significa emblematicamente «Spara al Boero». Un inno rispolverato ed eseguito con spavalda e incurante allegria negli stessi giorni in cui Lynette agonizzava tra le braccia del marito, mentre un altro farmer 46enne veniva freddato dalla salva di proiettili sparati contro la sua fattoria di Potchefstroom e una serie di fendenti massacrava un allevatore 61enne sorpreso nel sonno dagli assalitori penetrati in una tenuta di Limpopo.
Ovviamente chiunque osi collegare il fiume di sangue versato nelle fattorie e la canzonetta cantata a squarciagola da Julius e dalle sue allegre combriccole viene immediatamente tacciato di calunnia e diffamazione. «Quella canzone come molte altre intonate nei giorni della lotta fa parte della nostra storia e della nostra eredità e non può certo esser vietata» precisa con orgoglio un comunicato dell’African National Congress sottolineando lo struggente carattere «sentimentale» delle storiche note.
Peccato che quel rigurgito d’antichi sentimenti nei confronti degli agricoltori bianchi coincida, a livello politico, con il progetto di nazionalizzazione delle fattorie avanzato, negli ultimi tempi, dal dipartimento di sviluppo rurale. La proposta del dipartimento che intende dichiarare assetto d’interesse nazionale tutte le tenute coltivabili di ampie dimensioni potrebbe portare all’esproprio di tutte le terre possedute tradizionalmente dai boeri. E così mentre i tifosi si godranno i mondiali di calcio l’odiato color bianco scomparirà definitivamente dalle campagne del Paese «colorato».

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