NON SONO UN MACELLAIO, HO UN PIANO

SANLIURFA, TURKEY -  OCTOBER 20:  (TURKEY OUT)   An explosion rocks Syrian city of Kobane during a reported suicide car bomb attack by the militants of Islamic State (ISIS) group on a People's Protection Unit (YPG) position in the city center of Kobani, as seen from the outskirts of Suruc, on the Turkey-Syria border, October 20, 2014 in Sanliurfa province, Turkey. According to Foreign Minister Mevlut Cavusoglu, Turkey will reportedly allow Iraqi Kurdish fighters to cross the Syrian border to fight Islamic State (IS) militants in the Syrian city of Kobane while the United States has sent planes to drop weapons, ammunition and medical supplies to Syrian Kurdish fighters around Kobane. (Photo by Gokhan Sahin/Getty Images)

-LIBERAMENTE TRADOTTO E MODIFICATO DALL’ ORIGINALE ARTICOLO APPARSO SU SPIEGEL IL 16 lUGLIO 2015.

-Il pesante cancello si aprì lentamente, ma solo dopo che le guardie ebbero chiamato alla sede centrale per confermare l’identità della squadra SPIEGEL con un appuntamento alle 22. Dentro c’era un percorso ad ostacoli di muri di cemento a quattro metri di altezza (13 piedi) con Humvee, dotate di mitragliatrici, parcheggiate in due angoli diversi. Solo allora il cancello principale della prigione ci si presento’ davanti.
Questa struttura ad alta sicurezza è a Baghdad, ma il suo nome e la posizione esatta non possono essere rivelati. Queste erano le condizioni per un colloquio con il suo detenuto più importante: un uomo scarno dell’ ormai quasi eta’ di 40 anni, conosciuto con il suo nome di battaglia, Abu Abdullah.

Per un anno e mezzo, è stato la mente stragista per gli attacchi suicidi effettuati dallo Stato Islamico a Baghdad. Abu Abdullah è uno dei pochi leader dell’ ISIS ad essere stato preso vivo e messo in custodia. La maggior parte o si saltare in aria o deglutisce capsule di veleno come solevano fare le SS Naziste , lo fanno ovviamente per evitare la cattura. O ,dimenticavo, muoiono in uno scontro a fuoco. Essere catturati vivi non fa parte dei piani ad alto stile e portata degli alti ranghi con un forte credo e di conseguenza con una missione che giudicano piu’ importante della loro stessa vita, utile al solo fine di assolvere i doveri del credente. Programmi senzienti , Umani come Robot.

Ma Abu Abdullah fu sopraffatto così in fretta che non ebbe il tempo di uccidere se stesso. Era stato sotto sorveglianza per un certo tempo prima di essere arrestato a fine luglio 2014, e la sua fabbrica di bombe, camuffata come un garage automobilistico, è stata presa intatta dalle autorità.

Il suo nome e’ emerso numerose volte durante i mesi di ricerca nella struttura della leadership dello Stato Islamico. Inoltre, gli investigatori della polizia irachena, i servizi segreti del Ministero dell’Interno e altri funzionari tutti hanno tutti fornito dettagli della sua testimonianza a Spiegel.

Quei frammenti erano coerenti con l’immagine dello Stato Islamico come un’organizzazione in cui le responsabilità sono divise, e anche sigillate internamente. Gli uomini dell’ ISIS sanno solo il necessario delle operazioni in corso. Anche se avessero voluto, la maggior parte dei membri dello Stato Islamico non e’ in grado di fornire che solo poche informazioni sulla sua struttura complessiva. Abu Abdullah, però, occupava una posizione chiave a Baghdad, molto importante per gli attacchi terroristici in corso nella città. È stato lui che ha scelto i luoghi degli attacchi, che ha equipaggiato i kamikaze e che li ha accompagnati fino a poco prima della loro detonazione.

-STATE OF THE ART

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Ci hanno permesso solo di parlare con lui personalmente dopo che le autorità irachene lo hanno interrogato per diversi mesi. L’intervista doveva aver luogo la sera a causa del traffico ridotto e, per estensione, poiche’ e’ un rischio minore che un attentatore suicida potrebbe prendere di mira la porta della prigione, come è accaduto spesso in passato. “Abu Abdullah e altri prigionieri importanti ruotano continuamente di prigione in prigione, al fine di prevenire i tentativi per permettere loro di fuggire”, ha detto il capitano Safar della polizia criminale.

Durante l’amministrazione dell’ex primo ministro Nouri al-Maliki, in particolare, la corruzione era così onnipresente che anche i terroristi più pericolosi stato islamico sono spesso fuggiti dal carcere, oltre a diverse fughe di massa. Giudici corrotti, politici e funzionari di polizia, che hanno accettato tangenti da Stato islamico, erano anche un problema. Egli dice che la situazione è migliorata sotto il nuovo primo ministro Haider al-Abadi e che alcuni dei funzionari corrotti sono stati sospesi. Essi, tuttavia, stanno sfidando loro sospensioni nei tribunali che sono anche stati aperti alla corruzione.

Secondo uno degli investigatori, la battaglia della polizia irachena e dei servizi segreti contro lo Stato islamico è più come la guerra che una lotta contro la criminalità. Assalitori dello stato islamico si fanno esplodere a ondate, a volte più di uno contemporaneamente, a Baghdad – nelle moschee, nei mercati, di fronte ai checkpoint e ai ristoranti. Quando gli investigatori parlano di organizzatori di attacco, non c’è un elemento di cinismo nelle loro voci. “Erano opere d’arte”, ha detto il capitano della polizia Safar sulle auto-bomba di un certo Abu Samir. “Erano così sofisticate che hanno distrutto tutto, per esempio non era rimasto nulla della vettura e nulla per studiare come è stata assemblata la carica esplosiva.”

Ai loro occhi, l’unica ragione per non dare esecuzione ai membri arrestati dello Stato islamico è che possono fornire informazioni. Abu Abdullah, per esempio e’ fondamentale per questo genere di accesso alle informazioni: “Lui nomi ne conosce , conosce i dettagli , collabora – in dosi, ma ancora siamo lontani da un quadro chiaro. Lui e Noi sappiamo benissimo che finché parla, non sarà condannato a morte”.

Il servizio segreto e la polizia insistono nel dire che non hanno usato la tortura per farlo confessare.
In effetti Abu Abdullah ci ha detto che è stato trattato decentemente, ma non possiamo confermare se sta mentendo perche’ costretto, o altro. Per quanto riguarda il contenuto di ciò che dice, corrisponde con indagini forensi degli esplosivi usati negli attacchi. Gli investigatori ritengono che la testimonianza di Abu Abdullah è un ritratto preciso di quello che ha fatto.

I suoi interrogatori lo descrivono come un fanatico leader – uno che ha organizzato almeno in un anno e mezzo dozzine di attacchi suicidi con centinaia di vittime. Scegliendo gli obiettivi e mandando attentatori suicidi con giubbotti imbottiti o autobombe.

Egli rimpiange quello che ha fatto? “No, non proprio,” ha detto un investigatore, che ha aggiunto che non era questo il punto. L’intervista si è svolta in una cella vuota con la porta aperta e un agente di polizia e una guardia in piedi. Quando Abu Abdullah è stato condotto dentro questa, portava una benda marrone che ha rimosso solo dopo seduto sulla sedia pieghevole della cellula. Per parte della conversazione, ha tenuto la benda nelle sue mani ammanettate.

SPIEGEL: Quali criteri usate quando selezionate l’obiettivo degli attacchi?

Abu Abdullah: Si tratta di colpire il maggior numero possibile di persone – soprattutto gli agenti di polizia, soldati e sciiti.

SPIEGEL: Che posti sono ?

Abu Abdullah: posti di blocco della polizia, mercati, moschee – ma solo quelli sciiti.

SPIEGEL: Ti sei pentito dopo aver ucciso queste persone?

Abu Abdullah: Erano infedeli! Gli Sciiti sono infedeli,  sono convinto di questo.

SPIEGEL: Ma loro sono musulmani come te…

Abu Abdullah: È per questo che hanno avuto l’opportunità di pentirsi e diventare sunniti.

SPIEGEL: Quanti attacchi avete organizzato in totale? E dove hai preso l’esplosivo ?

Abu Abdullah: Non riesco a ricordarli tutti, ma nel corso dell’ultimo trimestre , un anno prima del mio arresto, ce ne sono stati 15. Per le autobombe, abbiamo usato esplosivi al plastico C4 ed esplosivi ricavati dai proiettili di artiglieria. Per le cinture esplosive, abbiamo principalmente forato i gusci dei cannoni anti-aerei, l’effetto della polvere esplosiva e’ più intenso. Ho preparato cinture e giubbotti di diverse dimensioni.

-E’ sera tardi, fa ancora brutalmente caldo, e un ventilatore sferraglia e sferza aria da qualche parte nel corridoio. Abu Abdullah asciuga il sudore dalla fronte con la benda. Si ferma un attimo, poi dice che lui contava di nuovo e che erano stati 19 gli attacchi nei tre mesi, e non 15. Parla con voce calma, concentrata e chiaramente cercando di non lasciare dietro alcun dettaglio, a mio avviso.

 

SPIEGEL: Come hai scelto gli uomini che si fecero saltare in aria?

Abu Abdullah: Io non scelgo loro. Questo è il compito dei pianificatori militari, che sono sopra di me nella gerarchia. I martiri sono stati portati a me, e la maggior parte proveniva da Fallujah. Sono responsabile solo per l’ultima parte dell’operazione, e che significa preparare gli uomini nel mio laboratorio e poi portarli al posto giusto (come si potrebbe fare con dei topi, n.d.R.). Ricevevo le misure della persona in anticipo dalla direzione in modo da essere in grado di fare una cintura ben aderente e nei tempi giusti. Ma ho sempre avuto cinture di diverse dimensioni gia’ ben preparate.

SPIEGEL: Alle famiglie degli attentatori notificate la loro morte, quando ?6545816-3x2-940x627

Abu Abdullah: Questa non era la mia responsabilità . La persona che mi manda il martire si occupa anche della famiglia.

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SPIEGEL: Da dove vengono i martiri ?

Abu Abdullah: La maggior parte di loro viene dall’ Arabia Saudita, dalla Tunisia, Algeria, circa uno su 10 è proprio di qui , dell’ Iraq. Ho avuto due occidentali, un australiano e un tedesco, Abu al-Qaqa al-Almani.

-Ahmet C. da Ennepetal, Renania Settentrionale-Vestfalia, un tedesco di 21 anni, di origine turca, ha combattuto per lo Stato islamico sotto questo nome. Nel giro di pochi mesi, lo studente del liceo era cambiato radicalmente. Ha consegnato il Corano nelle zone pedonali delle città tedesche e poi ha viaggiato in Siria attraverso la Turchia. Da lì è stato portato dallo Stato Islamico in Iraq. Ha svolto uno degli almeno cinque attacchi che hanno colpito la polizia e i posti di blocco dell’esercito, tra gli altri obiettivi, il 19 luglio, 2014. “Sono stati lanciati da Due cavalieri dell’Islam ed eroi del califfato”, si legge in un proclama IS su di lui e un altro suicida, loro stessi sono armi, al pari di un carro armato, di  un caccia, etc. .

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SPIEGEL: Il suicida tedesco non parlava l’arabo, e non parlava inglese. Come hai fatto a comunicare con lui?

Abu Abdullah: Ha capito poche parole, ma abbiamo usato principalmente gesti. E ‘stata la mia operazione più breve; il luogo in cui lo ho preso era vicino al luogo di detonazione. E ‘stato a Baghdad per la prima volta nella sua vita, e 45 minuti dopo era morto. Ho pensato: Ora anche le persone provenienti dalla Germania vengono qui per farsi saltare in aria. Mi ha dato una sensazione di euforia : incontrare un cristiano che si converte all’Islam e si sacrifica. Mi sono sentito vicino a lui, perché ho anche Io trovato la vera fede soltanto tardi nella vita.

-Ma Abu Abdullah si sbaglia, Ahmet C. non era un cristiano. Era un musulmano tedesco. Abu Abdullah stesso e’ stato convertito da sciita a sunnita, all’età di 16 o 17, dopo essere stato reclutato da un predicatore. Veniva da una vecchia famiglia sciita di Baghdad e correlata ad un leader delle milizie sciiteAsa’ib Ahl al-Haq, la cosiddetta Lega dei Giusti. Oggi il gruppo combatte contro lo Stato islamico su più fronti.

SPIEGEL: Qualcuno dei vostri uomini ha mai avuto dubbi circa la propria missione?

Abu Abdullah: No, allora avrebbe mancato di realizzarle. Quando sono venuti da me, erano calmi, a volte anche gioiosi. Abu Mohsen Qasimi, un giovane siriano, stava ancora facendo scherzi due minuti prima della sua esplosione.

SPIEGEL: Lei quasi si commuove a raccontare queste storie. A quanto pare si tratta di ricordi piacevoli. Vorrebbe fare tutto da capo?

Questo è l’unico momento nella conversazione in cui Abu Abdullah indietreggia. Si gira pallido come se fosse stato colto in flagrante. Poi dice che non può rispondere alla domanda.

SPIEGEL: Non ha il flusso costante di nuovi visitatori al tuo negozio di riparazione auto attirato l’attenzione?

Abu Abdullah: Abbiamo sempre fatto in modo di sembrare giovani normali, senza barba, una t-shirt, pettinati e capelli con gel.

SPIEGEL: Quanti anni in  media hanno i suicidi ?

Abu Abdullah: Il più giovane aveva 21 anni, il più vecchio circa 30.

Anche in un carcere di massima sicurezza, l’elettricità va via spesso per diversi minuti. Ma Abu Abdullah continua a parlare.

SPIEGEL: Come sei diventato la mente chiave e leader degli attentati a Baghdad?

Abu Abdullah: sono stato selezionato dai pianificatori militari dello Stato islamico. E ho subito dimostrato che potevo farlo. Non ero semplicemente un seguace, ero un pianificatore, un pensatore.

SPIEGEL: E lei sapeva il modo per girare a Baghdad abbastanza bene.

Abu Abdullah: Sì, questa qui è la mia città. Io sono nato qui.

SPIEGEL: Qual è il tuo primo ricordo di Baghdad?

Abu Abdullah: Quando ero un bambino spesso andavo al Parco Saura, lo zoo di Baghdad, con i miei genitori durante il fine settimana. Mio padre spesso mi comprava un gelato. A volte siamo andati anche ai mercati di Shorjah.

SPIEGEL: Sono bei ricordi?

Abu Abdullah: Sì, è stato bello.

SPIEGEL: Come si può uccidere indiscriminatamente nella tua città? Ha evitato i luoghi dove avevi avuto ricordi personali?

Abu Abdullah: No, assolutamente no!  La mia vita non ha giocato alcun ruolo. Non l’ho fatto perché sono assetato di sangue. E’ jihad. Ho pensato che, ad un certo punto questi sciiti avrebbero dovuto convertirsi o lasciare la città. Io non sono un macellaio. Avevo un piano .

SPIEGEL: Ma il piano non ha mai funzionato, non importa quante persone sono morte. E l’odio si e’ amplificato.

Abu Abdullah: ho pensato che le persone che hanno vissuto da vicino una esplosione avrebbero cominciato a pensare e che attraverso la paura infusa sarebbero giunte alla conversione …

SPIEGEL: Ma non ha mai funzionato.

Abu Abdullah: non importa. La mia idea era di continuare fino a quando tutti loro fossero stati convertiti. O fossero emigrati. Non importava quando. Non importava!

La sua voce assume il tono concitato di chi deve ripetutamente spiegare un concetto semplice per uno sciocco.

SPIEGEL: Vorresti esserti fatto saltare in aria ?

Abu Abdullah: Non lo ho mai pensato. Non è  il mio compito. Sono stato scelto per pianificare le operazioni, non per fare saltare in aria me stesso. Ero un coordinatore, non un esecutore.

SPIEGEL: Come vedi il tuo futuro?

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Abu Abdullah: Incerto…..

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